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NO 133Cosa succede?


Il 6 Agosto di quest'anno il governo ha  fatto approvare una legge di bilancio, la 133/08 che contiene tra le altre cose degli articoli riguardanti delle modifiche all'Università Pubblica. I tre punti più significativi sono:

Link alla legge.

  • Art 66 TAGLI AL FFO (Fondo Finanziamento Ordinario Università)
"13. Le disposizioni di cui al comma 7 trovano applicazione, per il triennio 2009-2011 fermi restando i limiti di cui all'articolo 1, comma 105 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, nei confronti del personale delle università. Nei limiti previsti dal presente comma e' compreso, per l'anno 2009, anche il personale oggetto di procedure di stabilizzazione in possesso degli specifici requisiti previsti dalla normativa vigente. Nei confronti delle università per l'anno 2012 si applica quanto disposto dal comma 9. Le limitazioni di cui al presente comma non si applicano alle assunzioni di personale appartenente alle categorie protette. In relazione a quanto previsto dal presente comma, l'autorizzazione legislativa di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a) della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e' ridotta di 63,5 milioni di euro per l'anno 2009, di 190 milioni di euro per l'anno 2010, di 316 milioni di euro per l'anno 2011, di 417 milioni di euro per l'anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013."

Molte Università pubbliche si trovano già in situazioni economiche difficili e con questi tagli non si farà altro che decretarne il fallimento. I tagli sono indiscriminati e non si basano su nessun criterio meritocratico o qualitativo.
  • Art 66 TURN OVER

 "7. Il comma 102 dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e' sostituito dal seguente: «Per gli anni 2010 e 2011, le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 523 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possono procedere, per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale cessato nell'anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascun anno, il 20 per cento delle unità cessate nell'anno precedente."

Ovvero nei prossimi 3 anni per ogni 5 unità di personale che se ne vanno (pensionamenti, licenziamenti etc...) solo 1 unità può essere assunta; i giovani ricercatori e professori che già faticano ad ottenere posti fissi con queste limitazioni di assunzioni verrebbero ancor più colpiti peggiorando la loro situazione precaria e mal retribuita. Inoltre col diminuire del corpo docenti, molti corsi verranno cancellati o in altri casi dei professori dovranno tenere più corsi contemporaneamente, portando ad una inevitabile caduta di qualità.

  • Art 16 FACOLTA' DI TRASFORMAZIONE IN FONDAZIONI DELLE UNIVERSITA'
"1. In attuazione dell'articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell'autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e' adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e' approvata con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di adozione della delibera."

Le Università potranno trasformarsi in fondazioni private; visti però i tagli dal FFO questa "possibilità" diverrà l'unica via alternativa al fallimento. Nella pratica assisteremo alla fine delle Università Pubbliche e al nascere di un sistema Universitario Privato con cosenguente caduta dei vincoli sulle tasse universitarie.

E' il nostro un paese con una realtà imprenditoriale dinamica e avanzata in grado di investire in questo campo?

I privati inoltre, introdurrebbero nelle Univeristà private una logica di impresa che mira ad avere un rendimento, investendo solo nei campi in cui ci potrebbero essere risvolti economici, e spingerebbero la ricerca a perseguire scopi personali sempre legati a rendimenti economici a breve termine. Si andrebbe cioè a perdere la ricerca di base in favore di una ricerca applicata facendo perdere all'Italia la competitività scientifica e tecnologica a lungo termine.

Ovviamente ci sono anche colpe interne all'Università (mal gestione di fondi, sistema chiuso, burocrazie lente...etc) ma da parte del governo NON E' QUESTA LA VIA PER CAMBIARE IN MEGLIO L'UNIVERSITA' PUBBLICA;



Vorrei citare 2 articoli della Costituzione Italiana

Art. 33.

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

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